Stai sfogliando l'archivio mensile di settembre 2009.

Pubblichiamo una lucida ed argomentata riflessione del coordinatore della Mozione Bersani di Talenti Vincenzo Ciampi sul rapporto tra tesseramento, partito, iscritti e leaderismo.

Durante il ventennio la tessera del partito unico concorreva a formare l’anagrafe della società civile. Qualsiasi posizione lavorativa che non fosse meramente esecutiva comportava l’iscrizione al PNF, che così, pur non essendo mai stata obbligatoria in forza di legge, diventava nei fatti un discrimine per poter lavorare, insegnare, percorrere la carriera pubblica, esercitare la libera professione, ecc.
Puntando molto sulla mobilitazione di apparato e sull’ indottrinamento continuo fin dall’età scolare, il PNF si comportava da “partito” nel senso più organico del termine: meccanismo pianificato di aggregazione e manifestazione del consenso (diverso il discorso sulla libertà di consentire). Era un sistema che funzionava, quando si iniziò a costruirlo era modernissimo ed innovativo,anche sotto il profilo della comunicazione politica, e fu – purtroppo – un modello per tutti gli stati totalitari.
Nelle democrazie del XX secolo quella struttura fu mantenuta sostanzialmente inalterata, soprattutto nelle democrazie non anglosassoni, . Su questa differenza si basava 40 anni fa la nota distinzione di Duverger fra partito dei notabili e partito di apparato. Ovvero fra partiti che funzionavano essenzialmente come macchine elettorali, mantenendo per il resto una organizzazione “leggera”, e partiti che si organizzavano in strutture permanenti di militanti , la cui dinamica fu descritta da Niklas Luhmann con la creazione del termine di “autoreferenzialità”, entrato poi a far parte del linguaggio corrente.
La “tessera” ha sempre rappresentato il simbolo dell’appartenenza e, a un tempo, l’unità di misura di una forza rappresentativa non tanto del partito come soggetto elettorale (contano i voti), ma della forza interna dei gruppi dirigenti in competizione fra loro.
Attraverso il “tesseramento” il militante che si proponeva come candidato dirigente si accreditava verso l’alto. Il capo, o capetto, o vice capo, o candidato capo, o anche il semplice galoppino ambizioso, doveva portare al mulino della sua corrente , e del suo “vero” capo di riferimento, un determinato pacchetto di tessere che il referente poteva gestire come “sue”, ai fini delle conta interna.
Era uno dei meccanismi di selezione dei gruppi dirigenti. I semplici militanti, ai fini delle nomine, non erano teste, o persone, erano solo tessere.
Tuttavia, il suo valore sarebbe stato quasi trascurabile , nella nostra storia politica, se questo sistema
non si fosse avvalso di un legame molto stretto fra momento elettorale e distribuzione delle tessere. Infatti, la democrazia interna era scarsa, i canali di finanziamento erano esterni all’organizzazione , i leader locali e nazionali potevano rivendicare potere portando prima i voti, poi le tessere.

Il punto di elevata efficienza consisteva nel fatto che i due momenti coincidevano. Si votava con il proporzionale e con le preferenze. L’azione di proselitismo effettuata dai gestori delle tessere era un aspetto dell’ azione volta a incrementare i pacchetti di voti “personali” dei loro mandanti, che a loro volta alimentavano il mulino del partito. La fase del “tesseramento” era successiva,e comportava un elemento volontario di affiliazione e fidelizzazione al partito, con cui si andava oltre al voto di scambio: oggi sono merce, ma non voglio esserlo più, quindi ambisco a partecipare a questo gioco. Allora il leader poteva occupare, con i suoi tesserati, pezzi di territorio partitico, o addirittura fondare correnti.
Quindi, i pacchetti di voti “gestiti” erano superiori a quello delle tessere. Le tessere, a loro volta, erano forza effettiva perchè corrispondenti a voti nelle elezioni. Il gerarca che lavorava per sè poteva, a ragione, dimostrare di lavorare per il partito, perchè operava per fargli vincere le elezioni.
UN sistema perverso ma assai efficiente.

Nell’epoca del maggioritario senza preferenze la musica è cambiata.
Le tessere sono diventate funzionali solo alle selezioni interne al partito. I rassemblement trasversali e i cartelli elettorali costringono a rivolgere la proposta politica anche all’esterno degli ambiti autoreferenziali, fuori dall’apparato: si cerca una maggiore similitudine con i modelli anglosassoni, si parla di primarie, si comunica attraverso lo spazio illimitato della rete. Il PDL, che ha un proprietario autocrate, non si pone il problema, ma il suo oppositore si, e mancando la misura dei voti, deve trovare meccanismi di consultazione per stabilire chi abbia il diritto di pilotaggio.

La democrazia interna nei “veri” partiti , quindi, aumenta. Almeno in teoria. Perchè in ogni occasione in cui si procede a conte interne, non si può prescindere dall’unità di misura, la tessera. Ecco, quindi, che scattano inevitabilmente azioni di proselitismo che non sono funzionali a migliorare la performance elettorale del partito, e inoltre generano meccanismi di obbedienza. La vera capacità politica e personale può diventare un optional. Il piccolo cabotaggio è l’unico cabotaggio.I favori si devono restituire.

Si seleziona in tal modo una classe di quadri intermedi e periferici a rischio di essere condizionata dalla preoccupazione è quella di procacciare al referente immediatamente superiore un numero congruo di tessere. L’entità del tributo è restituita in subappalto, o in comodato, e configura il posizionamento di costoro negli ambiti locali.
Nella vecchia DC , se “avevi” 100 tessere, pretendevano da te 10.000 voti alle elezioni. Oggi non è necessario: solo dopo la guerra delle candidature, combattuta a colpi di tessere, il leader di riferimento passerà a misurarsi elettoralmente contro i partiti rivali. Ma a quel punto è già successo qualcosa che lo indebolirà comunque (e con lui, il partito): è accaduto che molte energie sono state profuse in una fase precedente. La sinusoide del proselitismo ha raggiunto il picco nella fase interna, quindi può trovarsi al ribasso nella fase più delicata serve, quella delle elezioni. Il rapporto tessere – voti è ovviamente sempre vantaggioso, ma decrescente.
Un sistema politicamente inefficiente, ed eticamente discutibile.

La “Trappola” non finisce qui, però.
E’ questa la parte più interessante, perchè meno visibile.

Qualcuno pensa che allargando i meccanismi di selezione si depotenziano le controindicazioni di un sistema che, in ogni caso, sia chiaro, è “emocratico. Costoro dicono, lodevolmente: siccome riservare le decisioni agli iscritti comporta questi fenomeni, rivolgiamoci al popolo, a quelli che votano per noi ma senza partecipare. Consultare centomila persone è meglio che consultarne diecimila. E più democratico.

Così, in realtà, la falla può allargarsi, come alcune evidenze empiriche (dati elettorali) dimostrano.
Ma spesso ci si rifiuta di indicarne la ragioni, asetticamente.
Proviamoci.
Anzitutto, la funzione di collegamento fra simpatizzanti e partito è curata essenzialmente dai soggetti selezionati in base ai quei meccanismi sopra descritti. Ne consegue che alcuni di loro continueranno a lavorare per sè, altri vedranno il tutto con sospetto e preoccupazione per le proprie posizioni, altri ancora faranno del loro meglio, ma quel meglio non sarà mai abbastanza, perchè il loro talento viene abitualmente impiegato altrove.
Poi, in tutte le strutture politiche che funzionano, la fase di sviluppo (proselitismo) deve essere seguita da quella del consolidamento (fidelizzazione). Se il simpatizzante coinvolto non trova corrispondenza con le aspettative, sarà il primo, alla prossima tornata, a reagire con l’astensionismo o con il voto per un altro partito. Potrà dire: “Mi hanno chiamato a scegliere un leader, ma ora ho l’impressione che mi abbiano fregato, perchè poi nessuno viene a chiedermi cosa, secondo me, quel leader dovrebbe dire o fare. Forse se l’erano già scelto loro. E comunque, visto che quello che fa e dice non mi piace, che non vengano più a rompermi le scatole”.
Infine, molti che fanno parte di quel popolo possono chiedersi:” Si sono rivolti a me perchè pensano
che, per le mie idee e i miei valori, io possa votare per loro. Ma poi, non sanno spiegarmi esattamente cos’è l’entità per cui devo votare. A volte mi pare che propongano se stessi, non il partito”.

La quarta ragione è, forse, la più importante:tutta questa mobilitazione parte dal presupposto che allargando l’area dei soggetti coinvolti nei meccanismi interni si allarghi poi, inevitabilmente, l’area elettorale del soggetto proponente. Naturalmente non c’è alcun motivo logico, a parte auspici e speranze, per cui le cose debbano andare in questo modo. Anzi, qualche volta avviene il contrario . L’ostacolo non sta nel sistema in sè, ma nel contesto in cui viene fatto operare. Al fronte di tutta questa agitazione, non sarà vero il vecchio, banale, arcaico principio secondo cui , alla fine, se hai delle proposte serie ti votano, altrimenti no?
In sostanza, ci si “dimentica” che esiste un’altra parte del Paese, che per il momento non ci vota, ed attualmente è maggioritaria.

(Per inciso, in America è successo altro, anche se qualcuno che fermo alla superficie pensa che ciò che ha fatto Obama si possa vedere anche qui. Negli USA, prima è stata individuata una proposta politica, che desse risposta a problemi (gravissimi) di determinate categorie sociali. Ciò avvenuto per intuizione di un leader potenziale , ma anche perchè qualcuno è andato a indagare, a studiare e a chiedere in giro, facendosi un notevole “mazzo”, e profondendo la dote dimenticata (non in USA) della professionalità. Non “distratto” da altre incombenze.Poi si è veicolata la proposta, con sistemi che a noi paiono enormemente innovativi ma, come internet, esistono da vent’anni, e quindi la gente comune li usa. Poi si è cercato di trasformare tutto questo in una comunicazione efficace e credibile, per convincere molte persone che il candidato aveva i titoli, le capacità e il carisma di realizzare quanto sosteneva necessario per il suo Paese.).

Per tornare a noi, una volta capita la natura di cosa è un tesseramento, le soluzioni – volendo – sarebbero anche semplici. E’ la nostra desuetudine ad essere lineari e trasparenti che le rende complicate.
La “tessera” è un simbolo, spesso ingiustamente demonizzato, ma in realtà è semplicemente un ticket di partecipazione, che certifica alcuni diritti. Quei diritti li hanno solo loro, i “soci”, perchè ci mettono la faccia. Serve a misurare e delimitare un ambito di partenza, e consente poi di misurare i risultati finali. E’ giusto quindi invitare la gente a partecipare e ad iscriversi , devi però fornirgli delle regole semplici .Quegli ambiti sono di tutti. Non bisogna trattare quel diritto, che è suo , come appannaggio di soggetti intermediari. Queste persone hanno luoghi facilmente individuabili (circoli, sezioni, gruppi, associazioni, blog, quello che vi pare) per esprimersi. Se non ci sono troppi broker di tessere in agguato – fra l’altro, in competizione fra di loro – può darsi che quei cittadini siano realmente posti in condizione di dirci quello che pensano si debba fare. Fornitegli capacità di ascolto, senza pretendere di comandarli o di usarli, senza proporvi come “capi”, o come maestrini, e vedrete che saranno sempre di più, perchè di cose che non funzionano in Italia ce n’è a morire .E molti non aspettano altro che di trovare luoghi ed occasioni per esprimersi.

SE la tendenza a fare questo – in altre parole, un “vero” partito – fosse almeno prevalente (non è una utopia, nel XX secolo lo è stata, per i principali partiti) – la famosa proposta politica ci sarebbe, e come.
Ma purtroppo, la politica è impaniata nelle trappole mediatiche e nelle confusioni concettuali del leaderismo, la malattia infantile del maggioritario, che induce meccanismi imitativi devastanti, per effetto di immedesimazione e di tentata emulazione.
La forza politica di Berlusconi, infatti, è fatta di milioni di “berluschini”. Dall’altra parte, molti si scoprono “capi” per nascita e vocazione, e si affacciano alla politica già cercando le pecorelle per il loro piccolo gregge tesserato, da condurre poi all’ovile del pastore più esperto ed attrezzato.
Non sarà un caso, infatti, che l’area in Campo Marzio dove nella Roma repubblicana si svolgevano le procedure elettorali, venisse per l’appunto chiamato “ovile”.
Il voto di scambio, ovviamente, imperava.

29_settembre_volantino110967_imgPier Luigi Bersani concluderà i lavori del convegno Un’Italia più forte nel mondo. Una risposta alla crisi globale, in cui esporrà le sue proposte in materia di politica estera.
Sarà Umberto Ranieri a introdurre il convegno; a seguire, gli interventi di Jonathan Laurence della Brookings Istitution Usa e di Jan Marinus Wiersma del Forum Europeo Democrazia e Solidarietà.

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pd_bandiera1474_imgPrimi risultati nella sfida a tre per la segreteria nazionale del Pd: hanno votato 19.459 iscritti e Pier Luigi Bersani è saldamente in testa con 10.774 preferenze (55.7% dei voti).

Da Avellino, dove si è recato per incontrare i rappresentanti dei circoli che sostengono la sua mozione, il responsabile Economia del partito ha commentato i dati che lo danno avanti di 20 punti percentuali rispetto al segretario uscente.

Non ho mai creduto alla distinzione tra circoli, iscritti, simpatizzanti – ha detto Bersani – se siamo tutti qui è perché partecipiamo“.

Dario Franceschini, segretario uscente, si è fermato a 6.883 voti (35.6%): tra i due favoriti nella corsa alla guida del Pd c’è una differenza di quasi venti punti percentuali.

Molto staccato il terzo contendente, il sen. Ignazio Marino, che ha ottenuto 1.675 preferenze.

La prossima comunicazione dei risultati dei congressi di circolo sarà data mercoledì 23 settembre.

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La Forza di una Nazione si vede dalla sua unità nei momenti difficili, la sua maturità si evince dall’analisi di questi momenti.

pd_bandiera1474_img“Sosteniamo Pier Luigi Bersani nella sua candidatura a Segretario del PD. Lo facciamo sulla base di una lettura di questi anni, di alcune convinzioni profonde e di quei traguardi che riteniamo essenziali per ridare senso e slancio al progetto di un nuovo partito.”…” Nella certezza che il Partito Democratico, una volta concluso il suo congresso, dovrà vivere come una comunità di donne e uomini, ricca delle sue differenze, ma unita e solidale. Perché anche così torneremo ad avere nel paese quel prestigio senza il quale ogni politica e ogni programma sono scritti sulla sabbia.”

Con queste parole inizia l’appello che ha come primi firmatari Gianni Cuperlo e Barbara Pollastrini.

Gli iscritti del PD di Talenti che sosterranno Bersani alla carica di Segretario Nazionale del Partito Democratico ti invitano per un dibattito pubblico MARTEDI 15 SETTEMBRE 2009 alle ore 18 presso il Circolo del PD di Talenti, Via Giovanni Verga 54 con

l’On. GIANNI CUPERLO

TALENTICUPERLO

Lunedi 14 ore 18.30

Centro Anziani, Villa Torlonia ing. Via Spallanzani

palazzodeicongressi

COME COMITATO IV MUNICIPIO STIAMO ORGANIZZANDO UN PULLMAN PER ANDARE INSIEME ED EVITARE SPOSTAMENTI PROBLEMATICI IN UN GIORNO FERIALE. Per informazioni ed adesioni perbersani@gmail.com e 3339690244

IL PULLMAN sarà a Piazza Talenti alle ore 16.00 e a Piazza Sempione alle ore 16.30.

Per una democrazia esigente

Sosteniamo Pier Luigi Bersani nella sua candidatura a Segretario del PD. Lo facciamo sulla base di una lettura di questi anni, di alcune convinzioni profonde e di quei traguardi che riteniamo essenziali per ridare senso e slancio al progetto di un nuovo partito. A Bersani diciamo che saremo leali verso di lui e coerenti con i contenuti di questo documento. Nella certezza che il Partito Democratico, una volta concluso il suo congresso, dovrà vivere come una comunità di donne e uomini, ricca delle sue differenze, ma unita e solidale. Perché anche così torneremo ad avere nel paese quel prestigio senza il quale ogni politica e ogni programma sono scritti sulla sabbia.

continua

ADERISCI

Cialente2125_img“Caro Pier Luigi, ho aderito al Partito Democratico perché ci sei tu, per affiancarti in questa sfida che dovrà portarci a creare un partito vero, opposto a quello liquido, un partito che sia tra la gente.”

Inizia con queste parole la lettera inviata dal sindaco de L’Aquila Massimo Cialente a Pier Luigi Bersani per annunciargli il proprio sostegno nella corsa alla segretaria nazionale del Pd.

Dopo aver letto i tuoi ultimi interventi, le cose che hai detto ma soprattutto conoscendo benissimo il tuo modo di interpretare la politica – continua Cialente – ieri ho deciso di iscrivermi al Pd, al circolo Pd della mia città. Dopo due anni da sindaco de L’Aquila e dopo la terribile esperienza del terremoto, ho capito che non può esserci una politica gridata, che non sia vicina ai bisogni, ai problemi, alle speranze delle persone. Di tutte le persone. La politica deve rifuggire dagli show, dalle chiacchiere inutili e sostenere sempre la necessità di confrontarsi sulle cose concrete e chi amministra, una istituzione o un partito non importa, deve avere come unica stella polare gli interessi dei cittadini. Caro Pier Luigi sono d’accordo con te quando ti fai promotore di un partito realmente radicato sul territorio, capace di costruire e valorizzare una nuova leva di classe dirigente, certamente utile prima che al Pd all’Italia intera. Concludo questa mia lettera appellandomi a tutti quelli che come me si erano allontanati dal Pd perché delusi da questi primi 20 mesi, e che mai come in questo momento – conclude il sindaco de L’Aquila – è necessario impegnarsi di nuovo.”

 

settembre: 2009
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